Qualche piccola
disavventura tropicale ha solo rinviato il nostro appuntamento e mentre
uno scoiattolo codone fa allegre acrobazie su una piccola acacia in cerca
dei suoi succulenti baccelli finalmente possiamo riprendere il filo di
un discorso sospeso.
Siamo in luglio ormai e quindi entrati da un po' nell'estate tropicale;
dal punto di vista climatico che e' l'aspetto che ci interessa maggiormente
per il benessere delle foreste semi secche e semi umide della zona bisogna
dire che le condizioni sono assai piu' favorevoli di quelle dell'anno
passato alla stessa data. Ed infatti ad un inverno piu' clemente - dove
per clemente ci riferiamo all'considerevole quantita' delle precipitazioni
e non viceversa (a dir il vero nemmeno
eccessive ma sicuramente costanti)- fa seguito un'estate anomala ed addirittura
piovigginosa; cosa che non si riscontrava da diversi anni facendoci per
un momento intravvedere la possibilita' dell'arrivo del fenomeno del
niño
con i suoi carichi fuori stagione di piogge eccezionali; ma anche se
le acque oceaniche sono realmente calde e quindi propizie per il verificarsi
di nuove pertubazioni, le leggere pioggerelle occorse non sono sufficienti
a giustificarne l'avvento. Chiamiamolo dunque "embrione
di niño"; che pero' non ci dispiace affatto se e' vero che il
suolo della finca e' ancora umido e la fiumara ivi presente ancora in
possesso di una buona riserva idrica; se ricordate l'anno passato di
questi tempi la situazione era invece quasi drammatica... qualcosa e'
sempre qualcosa.
Se poi a questo aggiungiamo la maggior attenzione dello stato a progetti
di conservazione delle masse boschive esistenti
(con piccoli ma significativi incentivi ai privati possessori di terreni
con presenza di bosco, finanziati anche con capitale di paesi europei
lungimiranti, vedi Germania) ed anche la sua partecipazione a progetti
di riforestazione di breve e medio corso laddove le foreste sono sparite
con il conseguente aumento, seppur faticoso e diffidente, dell'attenzione
pubblica al problema, si accende, per piccola che sia, una luce di speranza
nell'ormai consolidato panorama di cecita' generale.
Nella fattispecie per noi della Finca il Peperoncino questa piccola luce
in lontananza si trasforma ragionevolmente in motivo di soddisfazione
supplementare al sapere che dei suoi circa 79 ettari di terreno disponibili
piu' di 49 potranno rientrare nei limiti del progetto di conservazione
di cui sopra (identificato come progetto "Socio Bosque"). E la
ragione e' piuttosto semplice da esprimere considerando che solo dodici
anni fa, quando abbiamo deciso di dedicarci ad essa, erano presenti solo
6 o 7 ettari al massimo di bosco vergine e tutto il resto non era altro
che pascolo ottenuto da precedenti indiscriminati tagli. Significa dunque
che in questo breve lasso di tempo la natura e' in condizione di trovare
in se' la forza di rigenerarsi spontaneamente (42 ettari sono considerabili
dunque come bosco rigenerato o secondario).
Noi umani abbiamo collaborato si, ma solo nella misura dell'amore dedicatovi
e dell'impegno profusovi; e forse anche per quanto riguarda, chiamiamola
cosi', la "parte estetica" del suo mantenimento e quella funzionale
giacche' altri 5 ettari (fuori dai 49 sopraccitati) sono stati dedicati
(e continuano ad esserlo) alla coltivazione di piante da frutta e di alberi
da legno nativi ed in via d'estinzione... che grazie all'umidita' di questo
periodo procedono verso un futuro piu' roseo.
Ciao a tutti.